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Piano Nazionale Energia e Clima: la partita è ancora aperta

Rinnovabili, risparmio energetico, mobilità sostenibile, ma anche biocarburanti, idrogeno, gas naturale e nucleare. Luci e ombre del nuovo PNIEC che sarà oggetto nei prossimi mesi di confronto con parlamento, regioni e che dovrà ricevere l’approvazione della Commissione europea.

L’aggiornamento del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIECapre con una dichiarazione chiara: “l’Italia condivide l’orientamento comunitario teso a rafforzare l’impegno per la decarbonizzazione dei sistemi energetici e a portare l’Europa ad essere la prima area regionale ad avere una dimensione sociale, economica e produttiva totalmente ad emissioni nette nulle, anche al fine di ottenere una leadership in tale settore in ambito internazionale e quindi ad essere una guida delle altre economie mondiali. […] “Tuttavia tale percorso è notevolmente complesso e non si presta a soluzioni semplici o a scelte precostituite”.

In un contesto generale in cui la transizione energetica è sempre più centrale, la prima versione dell’aggiornamento del PNIEC rivede al rialzo la maggior parte degli obiettivi nazionali al 2030 su efficienza energetica, fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni di CO2, come anche quelli in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile.

In una nota a commento del PNIEC, il Mase ha riassunto alcuni punti chiave del testo: si prevede “una quota del 40% di rinnovabili nei consumi finali lordi di energia che sale al 65% per i consumi solo elettrici. Il 37% di energia da rinnovabili per riscaldamento e raffrescamento, il 31% nei trasporti, 42% di idrogeno da rinnovabili per gli usi dell’industria“.

Il testo apre anche le porte a nuovi temi nuovi, come il ricorso alla cattura, trasporto e stoccaggio/utilizzo della CO2(CCS) e il nucleare.

Nei prossimi mesi il documento dovrà essere negoziato con la Commissione Europea e approvato, dopo un’ampia consultazione con la società civile, il Parlamento e le regioni, entro giugno 2024.

Quadro generale

L’Italia intende continuare a promuoverne lo sviluppo, accelerando la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili, promuovendo l’abbandono del carbone per la generazione elettrica entro il 2025 a favore di un mix elettrico basato su una quota crescente di rinnovabili e, per la parte residua, sul gas, e riducendo le importazioni.

Il Piano intende concorrere a un’ampia trasformazione dell’economia, nella quale la decarbonizzazione, l’economia circolare, l’efficienza e l’uso razionale delle risorse naturali rappresentano insieme obiettivi e strumenti per una economia socialmente e ambientalmente più sostenibile.

Il percorso da compiere richiederà uno sforzo per quanto attiene la riduzione dei consumi e delle emissioni nei settori legati agli impegni dell’Effort Sharing Regulation (di seguito ESR1), cioè in settori quali trasporti, civile, agricoltura, rifiuti e piccola-media industria.

Questo significa che, oltre alle azioni di decarbonizzazione dei settori industriali energivori e termoelettrici legati agli obiettivi dell'Emission Trading Scheme (di seguito ETS), occorrerà agire diffusamente con misure drastiche anche nella riduzione dei consumi e delle emissioni carboniche del terziario, del settore residenziale, e in particolare del trasporto attraverso un deciso shift modale verso il trasporto pubblico (TPL), la mobilità dolce e la riduzione dei fabbisogni di mobilità, senza trascurare il ricambio dei mezzi pubblici e privati verso veicoli più efficienti e a ridotte emissioni di CO2 (elettrificazione dei trasporti).

In aggiunta, si presterà la dovuta attenzione per assicurare la compatibilità tra gli obiettivi energetici e climatici e gli obiettivi di tutela del paesaggio, di qualità dell’aria e dei corpi idrici, di salvaguardia della biodiversità e di tutela dei suoli e del patrimonio verde di grandi assorbimenti di anidride carbonica quali le foreste, i boschi e le aree agricole, tema di particolare rilevanza come hanno mostrato i recenti eventi meteoclimatici.[1]

Il ruolo delle rinnovabili

Complessivamente la proposta mira a perseguire un obiettivo di “copertura rinnovabile” dei consumi energetici finali lordi del 40,5% entro la fine del decennio. Grande attenzione è posta sulla prosecuzione del percorso di semplificazione e accelerazione delle procedure autorizzative a tutti i livelli.

In termini di tecnologie, quelle che vedranno maggiormente crescere il proprio contributo sono fotovoltaico ed eolico, per via della loro maggiore competitività che comporta minori costi per il sistema. Si intende altresì stimolare la diffusione di soluzioni innovative che massimizzino la sinergia tra energia e ambiente, quali impianti agrivoltaici e offshore (eolici e fotovoltaici). Nel settore termico si accrescerà inoltre sempre più il vettore biometano (in primis) e idrogeno (quest’ultimo in particolare in ambito industriale).

Nel settore elettrico la quota dei consumi elettrici complessivi nazionali coperta da fonti rinnovabili sarà pari al 65%. Per soddisfare tali obiettivi entro la fine del decennio il solare italiano – fotovoltaico più solare a concentrazione –  dovrà contare su una capacità di 79,9 GW (erano 52 GW quelli previsti nel PNIEC 2020); l’eolico su 28,1 GW (contro 19,3 GW), di cui 2,1 GW di turbine offshore; la geotermia su 1 GW (contro 950 MW); le bioenergie su 3 GW (contro i 3,7 GW del PNIEC 2020). Pressoché stabile, invece, il contributo dell’idroelettrico. [2]


L’obiettivo è, però, meno ambizioso rispetto a quanto previsto nel Piano 2022-2030 del settore elettrico elaborato da Elettricità Futura, in coerenza con il REPowerEU (+85 GW).

Nel settore termico la quota dei consumi complessivi per riscaldamento e raffrescamento coperta da FER dovrà essere del 36,7%

Nell’ambito trasporti, invece, il Piano nazionale Energia e Clima prevede una quota dei consumi complessivi coperta da fonti rinnovabili pari al 30,7%. Ossia circa 8 punti percentuali in più rispetto al vecchio Piano. In questo caso l’Italia decide di puntare su un mix di elettrificazione diretta dei trasporti e utilizzo dei biocarburanti.

Nell’ambito delle attività finalizzate alla riduzione delle emissioni di GHG occorrerà comunque incentivare misure tese sia a trasferire gli spostamenti dell’utenza dal trasporto privato a quello pubblico attraverso lo shift modale, sia a favorire la mobilità dolce.

È importante sottolineare come l’elettrificazione diretta dei trasporti e l’utilizzo dei biocarburanti avranno un ruolo complementare nella decarbonizzazione del settore dei trasporti. Se da una parte l’elettrificazione dei trasporti è una soluzione rivolta alle nuove immatricolazioni in particolare di veicoli leggeri, i biocombustibili avranno un ruolo chiave già nel breve termine in quanto contribuiscono alla decarbonizzazione del parco esistente e non solo a quello delle nuove immatricolazioni.

Inoltre, nel lungo termine, i biocarburanti ricoprirebbero un ruolo rilevante nella decarbonizzazione dei settori difficilmente elettrificabili, in particolare nel settore aeronautico e navale. Per i biocarburanti avanzati si prevede di superare l’obiettivo specifico previsto dalla direttiva RED III, pari al 5,5% al 2030, attraverso un aggiornamento dei meccanismi di incentivazione previsti per il biometano avanzato e gli altri biocarburanti fino al raggiungimento di un obiettivo intorno al 10%.[1]

Punti chiave del PNIEC

Il documento evidenzia il percorso di decarbonizzazione, considerando il 2030 come una tappa intermedia verso una decarbonizzazione profonda del settore energetico entro il 2050.

L’obiettivo del governo è quindi di ridurre le emissioni nei settori non ETS (trasporti, residenziale, terziario, industria non ricadente nel settore ETS, i rifiuti, l’agricoltura) entro il 2030 del 43.7% rispetto ai livelli del 2005.

Il Piano sembra non tener in considerazione che l’Unione europea, in ottemperanza agli impegni intrapresi nell’ambito dell’Accordo di Parigi e alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, ha modificando l’obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dal -40% al -55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). Al fine di dare attuazione all’obiettivo di riduzione delle emissioni nette del -55% entro il 2030, e di rendere il percorso di decarbonizzazione della UE in linea con l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 è stato, infatti, presentato il pacchetto Fit for 55.

Osservazioni al Piano

Il documento inviato a Bruxelles non convince le associazioni e la comunità scientifica sia per l’impostazione strutturale sia per gli obiettivi che si è posto.

Da più parti viene sottolineata l’inadeguatezza di alcuni degli obiettivi cardine della dercabonizzazione, primo fra tutti quello di riduzione delle emissioni: la bozza di PNIEC stima un taglio del 40% rispetto al 1990, praticamente uguale alla scorsa versione del Piano (risalente al 2019, pari a -37%) e ancora molto inferiore all’obiettivo europeo (-55%).[3]

Criticato in particolare l’obiettivo sulle rinnovabili elettriche, che si ferma al 65% entro il 2030, quando molte organizzazioni di settore e istituti di ricerca affermano si possa mirare più in alto. Tra queste Elettricità futura, che in uno studio ha dichiarato fattibile l’obiettivo dell’80% di consumi elettrici da fonti rinnovabili al 2030. Anche per fotovoltaico ed eolico si potrebbe spingere di più: mentre il nuovo Pniec parla di 74 Gw entro il 2030, Elettricità futura ha stimato la possibilità di raggiungere 85 Gw.

La bozza del PNIEC desta dubbi anche per quanto riguarda il riferimento alla cattura e sequestro del carbonio (CCS), pratiche queste “poco più che sperimentali e potenzialmente rischiose”, il ruolo assegnato all’idrogeno e al nucleare di ‘nuova generazione’

I traguardi sulle rinnovabili sono giudicati poco incisivi e ancora determinante appare il ruolo del gas che andrà ad integrarsi con i crescenti volumi di gas rinnovabili (biometano, bioGPL, bioGNL, dimetiletere rinnovabile, idrogeno e metano sintetico) e alla diffusione di carburanti e combustibili alternativi
nei settori energetici, compreso il settore dei trasporti. [1]

Un percorso ancora aperto

Il think tank ECCO ha evidenziato come “I prossimi mesi saranno fondamentali per prevedere dei percorsi di miglioramento del Piano, per mobilitare ingenti risorse finanziarie, sfruttando al massimo l’effetto leva dei fondi messi a disposizione dalla Commissione europea attraverso i programmi Recovery and resilience facility (Rff) e REPowerEU”.

ECCO invita inoltre il governo a essere più ambizioso nell’introduzione delle fonti di energia rinnovabili, nell’eliminazione del gas naturale e del carbone e nel passaggio alle auto elettriche.

"A tal proposito, il MASE, per garantire la “piena” attuazione di tale principio, ha avviato, sin dalla fase
di predisposizione della “proposta” di aggiornamento numerose attività, molte delle quali si
protrarranno nel corso del 2023 e del primo semestre 2024 nell’ambito dell’elaborazione della
“versione definitiva” del PNIEC proprio per “continuare” la riflessione di approfondimento sulle
nuove iniziative da mettere in campo, in particolare nel settore dei trasporti, del civile e
dell’agricoltura.

Difatti sulla base delle raccomandazioni della Commissione europea, i risultati della consultazione
avviata in ambito VAS ed il lavoro di ulteriore approfondimento tecnico per la identificazione di
misure addizionali in collaborazione con le altre amministrazioni centrali competenti, sentito il
Parlamento, le Regione e gli enti locali verrà elaborato il testo finale del PNIEC da inviare a giugno
2024
" [1].


[1] PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L’ENERGIA E IL CLIMA Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, giugno 2023.

[2] https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/piano-nazionale-integrato-energia-clima-2023/


[3] https://italyforclimate.org/pniec-piano-nazionale-energia-e-clima-stakeholder-forum-i4c/